Bevande alcoliche ai minori di 16 anni: chi ne risponde?

Il gestore rischia arresto, sanzione e chiusura per 3 mesi anche se a servire è stato il dipendente. I sindaci possono alzare l’età minima a 18 anni.

Il cartello del divieto campeggia in quasi tutti i locali pubblici. Ma oggi, sapere se un ragazzo ha più o meno di 16 anni è assai difficile. Così, se un ragazzino chiede al banco del bar una birra o acquista al supermercato una bottiglia di vodka, delle due una: o si chiede ogni volta la carta di identità, o si va sulla fiducia. Fiducia che potrebbe essere molto mal corrisposta: se un locale somministra bevande alcoliche ai minori di 16 anni, chi ne risponde? Paga il conto il gestore del locale, anche se a servire la birra è stato il suo cameriere ad insaputa del titolare, o a «passare» la bottiglia alla cassa del supermercato è stata una cassiera troppo permissiva.

Così ha deciso la Cassazione con una sentenza [1] in cui, inoltre, si ricorda l’obbligo di predisporre nei distributori automatici di bevande alcoliche un sistema per la rilevazione dei dati anagrafici dell’acquirente.

Metodo molto semplice da «bypassare», certo: basta che a prelevare la bottiglia sia un ragazzo maggiorenne o che il minore di 16 anni utilizzi la carta dei servizi (la tessera sanitaria) del fratello maggiore o del genitore. Ma è, pur sempre, un filtro.

Come noto, c’è un divieto esplicito di somministrare qualsiasi tipo di bevanda alcolica ai ragazzini che non hanno compiuto i 16 anni. Quello che, forse, non era sufficientemente chiaro è se a rispondere del fatto sia la persona che materialmente riempie il bicchiere o il carrello di un ragazzino oppure il suo titolare.

Che cosa si rischia e chi risponde, dunque, quando si serve o si vende delle bevande alcoliche ai minori di 16 anni? Vediamo cosa ha detto la Cassazione e che cosa stabilisce la legge.

Somministrazione di alcol ai minori: chi ne risponde?

Secondo il Codice penale [2], l’esercente di un’osteria o di un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande che somministra degli alcolici ad un minore di 16 anni o ad una persona che appaia affetta da malattia mentale è punito con l’arresto fino ad un anno. La stessa pena viene comminata a chi commette lo stesso fatto attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici del cliente mediante sistemi di lettura ottica dei documenti. In altre parole, è punibile chi mette un distributore all’esterno del suo locale per vendere delle bevande alcoliche quando il bar o il negozio è chiuso e non installa un sistema tale per cui può ritirare il prodotto solo chi dimostra di aver compiuto i 16 anni attraverso, ad esempio, la tessera sanitaria. È lo stesso sistema adottato in pressoché tutti i distributori di sigarette.

Se c’è la recidiva, cioè se il gestore del locale viene sorpreso a vendere più di una volta degli alcolici ai minori di 16 anni, si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 1.000 e 25mila euro e la sospensione dell’attività per tre mesi. Insomma, per non rinunciare al guadagno di un bicchiere di grappa perde il guadagno di tre mesi. Sai che affare. Inoltre, la pena aumenta se dal fatto deriva l’ubriachezza. Il tutto anche se c’è il cartello con cui si avverte alla clientela del relativo divieto.

Come dicevamo, comunque, fatta la legge fatta la trappola: se il 15enne vuole un bicchierino, basta che si faccia tirar giù la bottiglia dall’amico 19enne ed il gioco (e anche il guaio per la sua salute) è fatto.

Diverso il caso in cui bisogna andare di persona al bancone del bar o – peggio ancora – a quello di una discoteca a chiedere da bere. Qui si presenta il vero problema, perché o si è pignoli fino in fondo (con la conseguente perdita di tempo) e si chiede di volta in volta la carta di identità o si alzano gli occhi al cielo e si recita la solita frase: «Dio me la mandi buona» Riconoscere i connotati di un 16enne è impresa ardua. Ci sono dei 15enni che ne dimostrano 18, ci sono dei 20enni che ancora non si sono mai fatti la barba.

Questo, però, non è un alibi: resta il divieto di somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni. Quale sistema voglia adottare il gestore del locale per accertare l’età degli avventori, è un problema suo. Se viene pizzicato, sa che cosa rischia.

Bevanda alcolica somministrata dal dipendente: chi ne risponde?

Mettiamo il caso, però, che il proprietario del bar, della discoteca o del negozio di alimentari sia non solo in buona fede ma anche contrario per principio a somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni. Il suo dipendente, però, è più di «manica larga» e, pur di non perdere troppo tempo, serve da bere qualsiasi cosa a chiunque glielo chieda (entro certi limiti, ovviamente: un bambino sotto i 10 anni lo si riconosce facilmente). In questo caso, chi ne risponde? Il dipendente o il gestore del locale?

Secondo la Cassazione è quest’ultimo a rischiare il carcere e la maxi multa, oltre alla sospensione dell’attività per tre mesi. Questo perché, Codice penale alla mano, è il titolare dell’esercizio pubblico ad essere il solo responsabile della somministrazione di bevande alcoliche ai ragazzi minori di 16 anni da parte dei propri dipendenti.

Come a dire: il gestore di un locale o il proprietario di un negozio non solo deve accertare l’età del cliente a cui serve da bere o vende una bottiglia di whisky, ma deve anche controllare che i propri dipendenti facciano altrettanto, poiché il titolare riveste una posizione di garanzia a tutela degli interessi pubblici.

Si possono servire alcolici ai ragazzi di 17 anni?

Qui bisogna fare chiarezza perché se è vero che il ragazzo di 17 anni non rientra nel divieto di somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni sancito dal Codice penale, è anche vero che il ragazzo non è maggiorenne.

Un decreto legge del 2017 [3] ha dato la possibilità ai sindaci di decidere in merito ed in piena autonomia. Il provvedimento concede ai primi cittadini di introdurre delle limitazioni non solo sugli orari di chiusura dei locali pubblici ma anche sull’età in cui si può chiedere un gin-tonic, alzandola a 18 anni. Chi non rispetta le disposizioni del sindaco rischia una sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro. Chi insiste e lo fa per più di una volta, si vede la sanzione raddoppiata e rischia la sospensione dell’attività per tre mesi.

Questo decreto, dunque, non annulla una sola virgola del divieto di somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni punito dal Codice penale, anzi: integra questo vincolo ma lasciando ai singoli amministratori locali la facoltà di alzare l’età minima per chiedere e ottenere un bicchierino in piena legalità.

note

[1] Cass. pen. Sez. V sent. n. 3028/2018 del 23.01.2018.

[2] Art. 689 cod. pen.

[3] DM n. 14/2017.

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