Blockchain ed energy sharing: una rivoluzione nel campo dell’energia?

Per capire di cosa si parla quando si tratta di Blockchain si deve rifermento alla DLT  (Distributed Ledger Technology) ed è necessario per rendere chiari i detti concetti partire dal significato originale e originario di Ledger.

Il Ledger è il “Libro Mastro“, ovvero la base fondamentale della contabilità. Si può affermare che i Ledger rappresentano una delle basi della nostra civiltà e del nostro modo di interpretare e gestire le relazioni e le transazioni tra persone e tra organizzazioni. Dal momento in cui, grazie alla scrittura, la nostra civiltà ha iniziato a lasciare una memoria delle proprie azioni il Ledger è diventato un riferimento per le azioni con carattere commerciale o di scambio tra due o più parti.

I Ledger fanno poi riferimento a degli Archivi. In altre parole il Ledger ha un valore nel momento e nella misura in cui può essere consultato e permette di stabilire una memoria storica, per controllare, verificare, gestire le transazioni e gli scambi che sono stati effettuati.

Il distributed ledger è un database che si sviluppa su diversi nodi o dispositivi informatici. Ogni nodo replica e salva una copia identica del libro mastro. Ogni nodo partecipante della rete si aggiorna autonomamente. Blockchain è un distributed ledger, ma non tutti i distributed ledger sono Blockchain.

A parte ciò, esistono almeno tre diverse categorie di Blockchain. Identificarle correttamente è molto importante. Solo così, infatti, è possibile comprendere quale sia la più adatta a ogni ambito di applicazione.

La Classificazione delle tipologie di Blockchain

Nonostante le numerose differenze, tutte le Blockchain possiedono caratteristiche comuni ed esattamente:

  • Sono network peer – to – peer decentralizzati (modello di architettura logica di rete informatica in cui i nodi non sono gerarchizzati unicamente sotto forma di client o server fissi, ma pure sotto forma di nodi equivalenti o ‘paritari’ (peer), potendo fungere al contempo da client e server verso gli altri nodi terminali (host) della rete) nei quali tutti i partecipanti della rete mantengono una copia del ledger principale sul proprio dispositivo.
  • Mantengono aggiornate costantemente tutte le copie del ledger grazie al protocollo del consenso.

L’obiettivo della classificazione che segue è identificare le differenze non solo ad alto livello ma anche a un livello di applicazione.

Esistono principalmente tre tipologie di Blockchain: pubbliche (permissionless), pubbliche (permissioned) e private. Non si tratta di una classificazione rigida. Anzi, gli elementi caratterizzanti di queste declinazioni possono essere combinati in un’ampia varietà di modalità, per creare registri personalizzati per applicazioni specifiche.

Blockchain pubblica – permissionless

Le Blockchain permissionless o pubbliche vengono definite così perché non richiedono alcuna autorizzazione per poter accedere alla rete, eseguire delle transazioni o partecipare alla verifica e creazione di un nuovo blocco.

Le più famose sono sicuramente Bitcoin ed Ethereum, dove non vi sono restrizioni o condizioni di accesso. Chiunque può prenderne parte. Si tratta di una struttura completamente decentralizza, in quanto non esiste un ente centrale che gestisce le autorizzazioni di accesso. Queste sono condivise tra tutti i nodi allo stesso modo. Nessun utente della rete ha privilegi sugli altri, nessuno può controllare le informazioni che vengono memorizzate su di essa, modificarle o eliminarle, e nessuno può alterare il protocollo che determina il funzionamento di questa tecnologia.

Permissionless e publicness, due concetti legati fra loro. I concetti di permissionless e publicness sono strettamente legati tra loro. Sarebbe un controsenso avere una Blockchain privata dove però non viene richiesta un’autorizzazione per accedere ai dati registrati; per questo motivo tutte quelle che non richiedono un’approvazione sono definite pubbliche. Nonostante i dati registrati su queste Blockchain siano pubblici, questi vengono crittografati per mantenere un sufficiente livello di privacy. Ad esempio tutti i nodi di Bitcoin conoscono gli indirizzi wallet (portafogli elettronici) degli altri utenti e le transazioni che sono avvenute tra di loro. In linea di principio questi indirizzi sono semplicemente pseudonimi e, a meno che non vengano ricondotti all’identità della persona del mondo reale che ne è il proprietario, viene garantito un livello di privacy sufficiente. Un metodo per proteggere ulteriormente la propria identità consiste nell’utilizzare più di un singolo indirizzo wallet.

La principale preoccupazione legata alle Blockchain pubbliche è il tema della scalabilità, ovvero la capacità di un sistema di migliorarsi all’aumentare del numero di partecipanti. Questo tipo di rete non è una tecnologia scalabile: al crescere della quantità di nodi, la velocità delle transazioni rimane invariata ma aumenta la stabilità del sistema che diventa così più sicuro.

Blockchain permissioned (pubblica e privata)

Le Blockchain permissioned sono soggette ad un’autorità centrale che determina chi possa accedervi. Oltre a definire chi è autorizzato a far parte della rete, tale autorità definisce quali sono i ruoli che un utente può ricoprire all’interno della stessa, definendo anche regole sulla visibilità dei dati registrati.

Le Blockchain permissioned introducono quindi il concetto di governance e centralizzazione in una rete che nasce come assolutamente decentralizzata e distribuita.

Chiamata comunemente Blockchain del Consorzio, invece di consentire a qualsiasi persona con una connessione Internet di partecipare alla verifica del processo di transazione, affida il compito ad alcuni nodi selezionati ritenuti degni di fiducia.

Un esempio esplicativo di questa tipologia di rete può essere costituito da un consorzio composto da 10 aziende, ognuna di esse collegata alla Blockchain grazie un computer. Se la società “7” ha rapporti lavorativi solo con “1”, “3” e “6” condividerà le fatture solo con queste tre senza che sia necessario autorizzare le altre società a leggere i dati tra loro condivisi.

È bene sottolineare che una Blockchain permissioned non è necessariamente anche privata.

Esistono, infatti, diversi livelli di accesso che riguardano:

  • La lettura del registro, che può essere soggetta a diverse restrizioni come ad esempio poter visionare solo le transazioni che coinvolgono direttamente l’utente.
  • La possibilità di proporre ed effettuare nuove transazioni che vengano poi validate ed inserite nella Blockchain.
  • La possibilità di partecipare attivamente alla rete svolgendo l’attività di mining per la creazione di nuovi blocchi.

Mentre l’ultimo livello di accesso, quello relativo all’attività di mining (Il data mining è l’insieme delle tecniche e delle metodologie che hanno per oggetto l’estrazione di informazioni utili da grandi quantità di dati (es. database, datawarehouse ecc…), attraverso metodi automatici o semi-automatici e l’utilizzo scientifico, aziendale/industriale o operativo delle stesse), è concesso solo ad un insieme limitato di utenti in questo tipo di Blockchain, gli altri due non sono obbligatoriamente sottoposti ad un’autorizzazione.

Al contrario le organizzazioni o le istituzioni finanziarie a capo di una Blockchain autorizzata potrebbero decidere di:

  • Concedere l’accesso in lettura alle transazioni e agli header dei blocchi ai propri clienti, in modo da fornire loro uno strumento tecnologico trasparente ed affidabile per garantire la sicurezza dei loro fondi.
  • Concedere l’accesso in lettura all’intero storico delle transazioni ai regolatori per soddisfare il necessario livello di conformità.
  • Fornire a tutte le entità con accesso ai dati presenti sulla Blockchain una descrizione rigorosa ed esauriente del protocollo di questa rete, con spiegazioni dettagliate su tutte le possibili integrazioni con i dati su essa memorizzati.

Le caratteristiche delle Blockchain permissioned le rendono più interessanti agli occhi delle grandi imprese e dalle istituzioni poiché vengono ritenute più sicure di quelle pubbliche e permettono di avere il livello di segretezza richiesto, controllando chi può accedervi e chi può visualizzare i dati registrati.

Le Blockchain permissioned sono inoltre più performanti, veloci, scalabili e meno costose di quelle pubbliche, dato che hanno una dimensione e diffusione minore di esse e che le transazioni vengono verificate da un limitato numero di utenti.

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Blockchain privata

Le Blockchain private condividono molte caratteristiche con quelle permissioned.

Si tratta di reti private e non visibili, che sacrificano decentralizzazione, sicurezza e immutabilità in cambio di spazio di archiviazione, velocità di esecuzione e riduzione dei costi. Questo tipo di Blockchain viene controllato da un’organizzazione, ritenuta altamente attendibile dagli utenti, che determina chi possa accedere o meno alla rete e alla lettura dei dati in essa registrati.

L’organizzazione proprietaria della rete inoltre, ha il potere di modificare le regole di funzionamento della Blockchain stessa, rifiutando determinate transazioni in base alle regole e alle normative stabilite. Il fatto che sia necessario essere invitati ed autorizzati per poter accedervi garantisce un maggior livello di privacy agli utenti e determina la segretezza delle informazioni contenute.

Le Blockchain private possono essere considerate le più veloci e le più economiche, in quanto le transazioni sono verificate da un numero limitato di nodi riducendo così le tempistiche; pertanto le commissioni di transazione sono significativamente inferiori a quelle delle Blockchain pubbliche.

In questi ultimi anni le Blockchain private stanno riscuotendo maggior successo di quelle pubbliche tra le società private e le istituzioni finanziare grazie a cinque caratteristiche:

  • Il consorzio o la società che gestisce una Blockchain privata può facilmente, se lo si desidera, modificare le regole di essa, ripristinare le transazioni, modificare i saldi, ecc. In alcuni casi, ad esempio con registri come il Catasto, questa funzionalità è necessaria. Quindi un tentativo di creare un registro relativo ai beni immobili incontrollabile dal governo, si trasformerebbe rapidamente in uno che non è riconosciuto dal governo stesso.
  • I validatori sono noti, quindi non si applica alcun rischio di un attacco del 51% derivante da una collusione dei miners.
  • Le transazioni sono più economiche, in quanto possono essere verificate solo da alcuni nodi, che vengono considerati affidabili e che possiedono una potenza di elaborazione molto elevata. La conoscenza dell’identità dei miners implica che il loro lavoro non debba essere controllato e verificato dagli altri nodi, riducendo ulteriormente i tempi e i costi di esecuzione.
  • I nodi possono essere considerati molto ben collegati e gli errori possono essere risolti rapidamente con un intervento manuale, consentendo l’utilizzo di algoritmi di consenso che offrono finalità dopo tempi di blocco molto più brevi.
  • I permessi di lettura sono limitati garantendo così un maggiore livello di privacy.

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Queste tre tipologie di Blockchain possono venire assemblate in diversi modi, per rispondere al meglio alle necessità dell’utente. Di seguito vedremo le combinazioni più comuni:

  • Blockchain pubblica permissionless (senza autorizzazioni). Questo tipo di rete permette l’accesso ad ogni utente che decida di connettersi e partecipare, generando nuove transazioni, effettuando il compito di miner o semplicemente leggendo il registro delle transazioni memorizzate. In questo sistema i miners sono anonimi, che quindi non vengono considerati individui affidabili.
  • Blockchain pubblica permissioned (autorizzata). Si tratta di una rete che opera per conto di una comunità che condivide un interesse comune, dove l’accesso al ruolo di miner è limitato ad un numero esiguo di individui considerati fidati. Il livello di lettura del registro e partecipazione nella generazione di nuove transazioni possono essere soggetti a limitazioni o no a seconda dell’organizzazione che controlla la Blockchain.
  • Blockchain privata permissioned (autorizzata). In questo caso possono accedere alla rete solo utenti autorizzati ed autenticati poiché la Blockchain in questione opera esclusivamente entro i limiti di una comunità ben definita dove tutti i partecipanti sono noti. Solitamente a capo di questi sistemi si trovano istituti finanziari o agenzie governative che definiscono chi possa accedere o meno alla rete. Questo vuol dire che tutti i miners sono considerati fidati.

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Applicazioni della tecnologia Blockchain

I possibili utilizzi della tecnologia Blockchain sono infiniti e, in larga parte, ancora da esplorare.

È potenzialmente in grado di impattare ogni cosa: attività bancarie, ogni tipo di pagamento e transazione finanziaria, il sistema di votazione, l’educazione, il mondo assicurativo, i contratti commerciali, i documenti pubblici, i tracciati medici e le analisi cliniche e, naturalmente, il mondo dell’energia.

Ci sono due modi con cui la blockchain è in grado di impattare il mondo dell’energia.

Il primo è, come per gli altri campi sopra menzionati, la possibilità di costruire applicazioni basate su Blockchain in grado di rivoluzionare il modo di produrre, consumare, scambiare l’energia. 

Il secondo è relativo al consumo energetico derivante dal suo utilizzo.

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1. La Blockchain come rivoluzione nel campo dell’energia. Tra le possibili applicazioni della tecnologia Blockchain in termini di rivoluzione del modo di produrla, consumarla e scambiarla si possono elencare:

1.1. Scambio di energia P2P (Energy Sharing) Questa classe di applicazioni Blockchain permette ai rivenditori di consentire agli utenti finali (o in un ambiente deregolato che permette la vendita diretta dell’energia da parte degli utenti finali) di scambiarsi tra di loro l’elettricità autoprodotta e di ricevere pagamenti in tempo reale attraverso un sistema di compensazione e riconciliazione automatico e trustless (senza intermediari).

Ci sono altri benefici, oltre a quello economico, connessi con questo scenario, quali: la possibilità per il singolo consumatore:

  • di scegliere di consumare energia pulita;
  • di scegliere di scegliere di scambiare energia con i vicini;
  • di scegliere di ricevere denaro per energia in eccesso;
  • di avvantaggiarsi della trasparenza e del basso costo delle transazioni;
  • di valorizzare gli investimenti in impianti distribuiti di produzione di energia.

1.2. Gestione servizi operativi di microgrid (gruppo localizzato di fonti di elettricità ed accumulo che normalmente opera connesso ed in sincronia con la rete elettrica, ma che può essere disconnesso e funzionare autonomamente, in dipendenza da condizioni fisiche ed economiche) Questa classe di applicazioni Blockchain consente la misura dei consumi elettrici, l’aggregazione delle misure in big data con valore statistico, la possibilità di micro transazioni rapide e la gestione della rete ad una scala estremamente granulare. Le transazioni incorporate nella rete spezzano il legame tra chi è proprietario della generazione elettrica e chi consuma effettivamente quella energia, il che implica che può essere attribuito valore agli investimenti in Energie Rinnovabili Distribuite anche in assenza di investitori o se il proprietario degli impianti di generazione non consuma tutta l’energia che produce. I dati di misura dei consumi elettrici sono disponibili, come già ora, alla società di distribuzione che utilizza la misura per la fatturazione, ma anche al singolo utente (relativamente ai dati di sua pertinenza) ed alla autority di controllo, il tutto in maniera automatica, trasparente ed economica.

1.3. I nuovi rivenditori nel mercato al dettaglio La tecnologia Blockchain è in grado di fornire l’infrastruttura necessaria per la nascita di nuovi intermediari, Nuovi Rivenditori, in grado di fornire servizi di gestione dell’offerta e della domanda, che possono essere remunerati quasi istantaneamente per il loro servizio di bilanciamento tra domanda e offerta.

1.4. Il mercato all’ingrosso L’infrastruttura Blockchain è in grado di supportare la gestione e l’ottimizzazione rapida ed a basso costo del dispacciamento di energia, mediante l’aggregazione dei dati, il servizio di compensazione e riconciliazione (ossia la verifica contabile dei saldi tra energia scambiata e controvalore monetario pagato) nel mercato all’ingrosso dell’energia. Tale applicazione è già stata sperimentata da diverse grandi utilities elettriche per l’interscambio di energia nei mercato trasfrontalieri.

1.5. Gestione autonoma degli asset L’infrastruttura Blockchain è in grado di supportare agenti software autonomi collegati con asset di produzione di energia in grado di coordinarsi per vendere e comprare energia e distribuire i guadagni a preassegnati portafogli elettronici in maniera automatica.

1.6. Veicoli elettrici Questa classe di applicazioni intende facilitare la misurazione real time dell’energia assorbita in ricarica (interfacciandosi attraverso opportuni protocolli al punto di ricarica), l’aggregazione dei dati, l’identificazione dell’utente al punto di ricarica ed il conseguente pagamento. Può inoltre rendere possibile il pagamento verso l’utente se la batteria del veicolo viene utilizzata in maniera inversa, vale a dire per immettere energia accumulata in rete in caso di richiesta.

1.7. Commercio dei diritti di emissione La tecnologia Blockchain è in grado di supportare i cosiddetti “smart contract”, ossia accordi commerciali tradotti in algoritmi software per assicurare le transazioni digitali necessarie allo scambio di certificati di emissione tra diverse organizzazioni. Il vantaggio dell’utilizzo della Blockchain sta nella credibilità fornita da un registro distribuito ed immutabile, dalla sua trasparenza e dalla possibilità di auditing della transazioni da parte di terze parti o autorità di controllo.

1.8. Trasporto di energia sulle reti di trasmissione Nella gestione delle reti di trasmissione, questa tecnologia è in grado di fornire misurazioni di grandezze da campo in tempo reale, raccolta di grosse moli di dati, gestione dei diritti di accesso alle informazioni, regolamento delle transazioni.

2. Il consumo energetico della tecnologia Blockchain Il secondo modo in cui la tecnologia Blockchain impatta sul mondo dell’energia è attraverso il suo consumo di elettricità, problema balzato agli onori delle cronache in seguito al rapido affermarsi della prima Blockchain effettiva rilasciata al mondo: la Blockchain sulla quale è basata la criptovaluta Bitcoin.

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1. Nel sistema attuale, i diversi attori (produttori, trasportatori, distributori, fornitori dell’ultimo miglio) effettuano le transazioni in modo sequenziale; il consumatore è l’ultimo anello della catena senza alcuna possibilità di far sentire la propria voce, se non verso i fornitori dell’ultimo miglio.

La tecnologia Blockchain potrebbe consentire di mettere direttamente in contatto il produttore con il consumatore e di gestire in un modo totalmente nuovo il flusso di distribuzione dell’energia: l’implementazione all’interno della Blockchain di “smart contract” consentirebbe di iniziare o interrompere l’erogazione di energia in base alle regole definite nel contratto digitale.

L’energia prodotta in eccesso potrebbe essere resa facilmente e immediatamente disponibile quando necessario. L’utilizzo di questa modalità di erogazione permetterebbe inoltre di tracciare in modo molto preciso e non modificabile il consumo di energia, producendo tutta la documentazione necessaria ai fini amministrativi, contabili e fiscali. Quest’ultima funzionalità apre, per esempio, tutto un mondo di possibilità nel campo della certificazione energetica, prima fra tutti una gestione decentralizzata dei certificati verdi.

I certificati verdi sono una forma di incentivazione di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che consiste, in pratica, in titoli negoziabili, il cui utilizzo è diffuso in molti Stati come nei Paesi Bassi, Svezia, UK e alcuni stati USA e che sono stati introdotti in Italia nel 1999.

Si tratta di certificati che corrispondono a una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto, utilizzando fonti rinnovabili, produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.), il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere (a prezzi di mercato) a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili, ma non lo fanno o non possono farlo autonomamente.

In Italia i certificati verdi sono emessi dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) su richiesta dei produttori di energia da fonti rinnovabili. La proprietà di ciascun certificato potrebbe essere registrata utilizzando la tecnologia Blockchain in modo sicuro, trasparente e senza che possa essere manomesso, il tutto senza bisogno di intermediari.

Un altro caso d’uso, che investe il mondo (IoT) Internet of Things, è quello di creare una Blockchain che registri e regoli la proprietà e lo stato attuale (asset management) di oggetti come contatori intelligenti, reti e impianti di generazione (es. pannelli solari).

L’energia prodotta in impianti distribuiti (campi eolici, campi di pannelli solari, anche di piccolissime dimensioni come quelli dei cosiddetti prosumer ossia i consumatori che, grazie a pannelli installati nelle loro proprietà, producono più energia di quanta sia loro necessaria vendendo quella in eccesso) potrebbe essere trasportata ai consumatori finali utilizzando reti più piccole invece delle grandi reti di distribuzione di oggi; i contatori intelligenti misurerebbero la quantità di energia prodotta e consumata, mentre le attività di negoziazione e pagamento sarebbero controllate da smart contract ed eseguite attraverso la Blockchain. Il panorama degli attori della catena di produzione e distribuzione dell’energia verrebbe fortemente disintermediato e il consumatore finale potrebbe avere un maggiore controllo sull’intera filiera gestendo con maggiore autonomia i propri contratti di fornitura di energia.

Vi sono inoltre ulteriori possibili applicazioni dove la tecnologia Blockchain potrebbe essere utilizzata anche dai grandi produttori e distributori di energia.

Semplificando il modello di fatturazione, renderebbe più semplice l’approvvigionamento di energia su vasta scala per le auto elettriche: le colonnine di ricarica, dotate di smart meter, potrebbero essere poste ovunque, per esempio nel parcheggio di un centro commerciale: l’autista parcheggia l’auto che si ricarica mentre lui fa la spesa; una volta che il conducente lascia il parcheggio, la ricarica viene fatturata e pagata immediatamente tramite Blockchain.

Si potrebbero poi avere interessanti sviluppi nell’ambito della building automation dove l’integrazione tra Blockchain e smart devices potrebbe semplificare la comunicazione diretta tra i diversi sistemi intelligenti all’interno dell’abitazione ai fini dell’approvvigionamento energetico necessario.

Vi sono già progetti applicativi che possono coinvolgere anche attori tradizionali, aprendo nuove opportunità. Un produttore svedese di energia elettrica, ha lanciato in Olanda una startup ed un marketplace, sempre abilitato da tecnologia Blockchain basata su “smart contract”, dove singoli produttori (sempre attraverso pannelli solari o pale eoliche) e singoli consumatori possono vendere e acquistare energia elettrica.

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Concludendo deve ritenersi prossima alla fine l’epoca in cui il mercato dell’energia era dominato da sistemi a stella, che generavano energia elettrica solo in grandi centrali a gas o a carbone, per poi distribuirla a milioni di persone intorno. Oggi le reti si devono adeguare per accogliere milioni di piccoli produttori sparsi sul territorio, che generano energia con pochi pannelli fotovoltaici sul tetto e la immettono nel sistema.

Chi ha installato dei pannelli fotovoltaici sul tetto raramente riesce a utilizzare più di due terzi dell’energia prodotta. Il resto potrebbe essere immagazzinato nelle batterie domestiche, ma la tecnologia non è ancora matura e il costo di questi accumuli è abbastanza alto ed allora l’alternativa sarebbe vendere direttamente l’energia prodotta in eccesso ai propri vicini di casa, saltando l’operatore di rete e gettando le basi per la prima vera sharing economy dell’energia.

Un esempio concreto da citare necessariamente è la creazione di microreti collegano le case che hanno pannelli solari sui loro tetti implementane in diverse parti di Brooklyn, con i vicini che vogliono acquistare energia verde generata localmente.

I partecipanti installano contatori intelligenti basati sulla Blockchain che traccia l’energia che generano e consumano. I contratti intelligenti “smart contract” tra vicini consentono e registrano le operazioni di cessione in maniera automatica.

Il grande vantaggio della Blockchain applicata nei sistemi energetici è che abilita una maggior trasparenza nella compravendita di energia tra i soggetti e i sistemi di distribuzione interessati.

Vi sono altri progetti nel mondo, uno è implementato nel Sud dell’Australia, dove c’è già molta generazione d’energia distribuita.

Resta da chiedersi se le microgrid di vicinato continueranno ad avere sviluppo e potranno  davvero rivoluzionare l’industria energetica.

2. Una Blockchain sicura e affidabile al 100% ma poco affamata di energia è la sfida, atteso che il processo di convalida della Blockchain richiede tantissima elettricità

La sicurezza della Blockchain è garantita dal metodo del consenso di tipo “proof-of-work”: la moneta virtuale (nel Bitcoin) non si può creare ma estrarre (il cosiddetto mining) dopo aver risolto complessi problemi matematici, che richiedono un’elevatissima potenza di calcolo. Pertanto, è la soluzione di questi algoritmi che consente all’intera catena di avanzare.

La tantissima elettricità richiesta è dovuta al lavoro di migliaia di computer che  incessantemente in tutto il mondo verificano le singole transazioni, estraendo cripto-valuta e così aggiungendo nuovi blocchi di dati.

Alcuni progetti cercano di ridurre l’impatto ambientale della Blockchain alimentando i voracissimi computer con l’energia pulita generata da impianti eolici e solari.

Un progetto portato avanti da una organizzazione non-profit si fonda su una piattaforma basata sul metodo del consenso di tipo “proof-of-authority” (PoA), che rimane aperto e trasparente ma coinvolge un numero molto più piccolo di centri di calcolo impegnati a controllare le operazioni svolte sulla Blockchain.

Il metodo “proof-of-authority” consentirà di compiere milioni di transazioni con un consumo di elettricità molto più basso di una Blockchain tradizionale, perché ogni operazione sarà verificata da un gruppo ristretto di “controllori industriali”, tra cui, ad esempio, le compagnie elettriche e le autorità di regolazione del mercato.

In secondo luogo, le informazioni sensibili, che riguardano i dati personali / aziendali, saranno codificate in delle transazioni segrete in modo che i diversi soggetti potranno sottoscrivere dei contratti con la massima tutela della privacy.

Ogni utente potrà conoscere con grandissima precisione la provenienza dell’energia rinnovabile: quando e dove è stato generato ogni singolo kWh, con quale risorsa / tecnologia, quante sono le emissioni di anidride carbonica evitate.

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Le grandi aziende del settore energetico si stanno muovendo nella direzione della applicabilità della Blockchain. Nell’ottobre del 2017 è avvenuta la prima vendita di energia tra due grandi player del mercato europeo.

La transazione è stata resa possibile grazie ad una rete basata su Blockchain che coinvolge complessivamente 33 società energetiche. Questa tecnologia può agevolare la creazione di un mercato unico dell’energia – abbassando i costi di accesso al mercato, inoltre, può favorire il protagonismo di soggetti più piccoli. Si pensi alla citata esperienza di Brooklyn Microgrid, una realtà dove i possessori di impianti fotovoltaici vendono l’energia in eccesso ai vicini.

Non solo compravendita di energia ma anche scambio di servizi.

Immaginiamo una piccola azienda che abbia un impianto fotovoltaico: potrebbe decidere di vendere l’energia in eccesso ai possessori di auto elettriche. E il pagamento avverrebbe tramite una app sullo smartphone. I vantaggi? Il produttore di fotovoltaico non svenderebbe la propria energia, il proprietario dell’auto troverebbe più punti di ricarica e la rete verrebbe in un certo senso alleggerita.

Pensiamo ad uno scenario demand-response: un operatore di rete, se prevede picchi di domanda o cali di generazione, può richiedere ad un utente con un contratto di bassa potenza di modificare il proprio comportamento di consumo.

L’utente potrà allora ricevere un compenso economico se accetta di ridurre il proprio consumo, ad esempio, ad un quinto della propria potenza contrattuale in un determinato intervallo di tempo. Tutto ciò è reso possibile da unosmart contract”, un software che, grazie alla Blockchain, può essere eseguito su tutti i nodi della rete.

Di fatto, la rete dei nodi darà il suo ok alla transazione (in questo caso il pagamento dell’utente) solo in presenza di determinate condizioni (uno specifico livello di consumo).

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Corre l’obbligo alla fine sottolineare l’atteggiamento dei governi, in particolare europei, in ordine alla tecnologia Blockchain.

Nella dichiarazione firmata a Bruxelles nel mese di aprile 2018 da 22 Paesi – tra i quali non figura l’Italia – che rende noto la creazione della European Blockchain Partnership ciascun paese si è impegnato a designare un rappresentante nazionale che lavorerà assieme all’esecutivo comunitario per definire le linee di intervento della Partnership, che si avvarrà dell’esperienza dell’Osservatorio e Forum della Ue sulla Blockchain istituito da Bruxelles lo scorso febbraio.

In particolare, entro il mese prossimo settembre sarà identificato un gruppo iniziale di servizi pubblici digitali transfrontalieri esistenti che grazie a Blockchain possono guadagnare valore aggiunto e, prima della fine dell’anno, saranno identificati il modello di governance della Partnership e le applicazioni tecniche dell’iniziativa.

La Commissione Ue ha già investito oltre 80 milioni di euro in progetti legati alla tecnologia Blockchain e ulteriori 300 milioni saranno stanziati di qui al 2020.

I Paesi aderenti alla European Blockchain Partnership sono Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finland, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia.

Un progetto pilota, che è stato approvato e finanziato nel bilancio UE 2018, riguarda proprio l’impiego della tecnologia Blockchain negli scambi di energia fra prosumer, saltando l’intermediazione di operatori elettrici e finanziari e i costi che ne derivano per i cittadini.

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(Altalex, 12 luglio 2018. Articolo di Marco Del Fungo)

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1. Nota: per la classificazione delle blockchain si cita la fonte principale nel sito https://www.spindox.it/it/

Nota: per l’approfodimento su come funzionano le Blockchain Distributed Ledgers.

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