Differenza tra giudice e magistrato

Esiste una differenza tra giudice e magistrato oppure sono due figure uguali fra loro ma con mansioni differenti?

Qualche volta ti sarai chiesto se il giudice ed il magistrato sono la stessa cosa, o magari ti sei iscritto alla facoltà di legge e vorresti intraprendere una carriera diversa da quella dell’avvocato. Posto che per entrambe le professioni è necessaria la laurea magistrale in Giurisprudenza (la LMG/01), in pillole qualsiasi giudice deve essere obbligatoriamente magistrato. Ma non tutti i magistrati scelgono di diventare giudici [1]. In pratica, la qualifica di giudice è più speciale rispetto alla categoria più ampia di magistrato.
Il giudice, precisamente, è un organo super partes (ossia imparziale, sopra le parti) il cui compito è quello di decidere su una causa a prescindere se essa sia di natura civile, penale o amministrativa. Viceversa il magistrato, come dice la Costituzione [2] è un organo autonomo e non condizionato dal potere legislativo o da quello esecutivo.
Entrambe le professioni sono affascinanti, ma vediamo insieme quali sono le differenze che sussistono fra la figura del giudice e quella del magistrato.

Differenza fra giudice e magistrato: cosa fa un giudice

L’errore che spesso si commette è quello di considerare come sinonimi i termini giudice e magistrato. In fondo entrambi lavorano in un Tribunale e si occupano di tutto ciò che riguarda la legge. Però il giudice è colui che è chiamato a decidere su una causa e può essere rappresentato sia da un funzionario, sia da un organo. Per fare una distinzione fra funzionario ed organo basta ricordarti che il giudice di pace, ad esempio, è una persona sola a differenza del giudice collegiale composto da più persone che giudicano sulla medesima controversia [3].
La legge non offre una definizione precisa di cosa sia un giudice, ma stabilisce quali siano le competenze in caso di giurisdizione civile e di giurisdizione penale [4], [5].
Il giudice civile, nella persona del giudice di pace o del funzionario di un tribunale decide:

  • sulle liti che nascono fra due persone in riferimento alla proprietà di un bene,
  • sulle questioni condominiali,
  • sul risarcimento dei danni in caso di incidenti stradali,
  • quando si procede per querela di falso,
  • nel caso in cui si avvia un procedimento esecutivo.

Il giudice penale si occupa invece di giudicare su tutto ciò che costituisce reato e, a seconda del crimine, la causa sarà discussa davanti alla Corte d’Assise (quando si tratta di reati molto gravi) o al Tribunale (in composizione monocratica o collegiale).

Però il compito del giudice non è solo quello di stabilire chi ha ragione o chi ha torto. Nè tanto meno condannare un imputato o giudicarlo non colpevole. Il giudice presiede le udienze, ascolta le parti in causa, convoca i testimoni, studia il fascicolo delle parti valutando le prove che vengono portate in giudizio.

Il giudice, quando è necessario, può scegliere di farsi assistere da persone specializzate in un settore: ad esempio per stabilire a quanto ammonta il risarcimento danni per un incidente stradale può chiedere la consulenza di un medico e di un ingegnere. Il medico può affermare quali sono i danni subiti dalla vittima, mentre l’ingegnere accerterà il costo effettivo per la riparazione dell’auto incidentata. Il giudice penale, inoltre, può emanare dei provvedimenti temporanei come quello di tenere in carcere una persona accusata di un crimine qualora costui possa essere pericoloso.

Nel decidere su una lite il giudice deve essere neutrale e stabilire chi ha ragione solo sulla base di quello che dice la legge. Non deve subire influenze o pressioni esterne e nel momento in cui dovessero sorgere problemi il giudice ha l’obbligo di rinunciare alla causa [6].

Differenza fra giudice e magistrato: cosa fa un magistrato

La differenza tra giudice e magistrato è assai semplice. Si potrebbe dire che l’uno è una categoria più specifica dell’altro. In particolare i magistrati (concetto più generale) sono coloro che rientrano nella funzione giurisdizionale di uno Stato, mentre il giudice (concetto più speciale) è colui che decide una specifica controversia di tipo civile, penale, amministrativo o tributario. Ad esempio è magistrato un Pubblico ministero, pur non essendo un giudice; è un magistrato un giudice della Corte dei conti che, tuttavia, non sempre si pronuncia su controversie.

Spendiamo qualche parola con riferimento a uno dei magistrati più noti: il Pm (o Pubblico Ministero). Il Pm ha il compito di indagare su un crimine esaminando le prove, la documentazione e conduce le indagini con l’aiuto della polizia giudiziaria. Il magistrato cerca gli indizi, analizza le leggi per formare il capo d’imputazione, valuta se le prove siano sufficienti per avviare un processo. Il ruolo principale di un PM è quello di rappresentare l’accusa durante le udienze e di spiegare perché quel soggetto può essere ritenuto colpevole.

Ma molto spesso si fa confusione e si pensa che il magistrato difende la vittima di un reato. Nella realtà il PM accerta l’avvenuta violazione di una norma chiedendo al giudice penale di condannare il soggetto che ha commesso un crimine: il settore penale del nostro ordinamento, infatti, protegge una serie di beni giuridici come la vita delle persone, la loro libertà, i beni patrimoniali, la trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Sono proprio questi beni ad essere tutelati dal magistrato davanti al giudice, perché chi commette un reato non fa male solo ad una persona ma ad un’intera società.

Dire che un magistrato difende la vittima è sbagliato perché se non ci sono prove sufficienti (o il PM accerta che quella condotta non è punibile) non ci sarà alcun processo davanti al giudice oppure, se il processo è già cominciato e durante l’assunzione delle prove emerge l’innocenza dell’imputato, è dovere del pm chiedere l’assoluzione dello stesso. In molti casi la vittima non è una singola persona ma potrebbe essere ad esempio la salute pubblica o la sicurezza. Pensa ad un soggetto sospettato di organizzare un attentato terroristico che viene arrestato: la sicurezza pubblica non è una persona fisica ma è qualcosa di astratto che coinvolge tutti noi ogni giorno.

Quando il magistrato si occupa di un caso fino ad arrivare davanti al giudice, seguirà la vicenda nei tre gradi di giudizio. Il PM potrà quindi ricorrere in appello se reputa ingiusta la sentenza di primo grado, ma anche in Cassazione se sarà necessario. Il pm ha l’obbligo di esercitare l’azione penale: in altri termini quando un PM riceve una denuncia deve verificare che effettivamente sia stato commesso un crimine ed il suo dovere sarà quello di avviare le indagini.

Quali sono i tipi di giudice

A seconda del contesto, il giudice può essere civile, penale, amministrativo o tributario. Facciamo un po’ di chiarezza.

Nell’ambito della giurisdizione civile abbiamo il giudice di pace ed il Tribunale, e quest’ultimo a sua volta può giudicare come organo monocratico (un solo giudice) o collegiale.

Nella giurisdizione penale ci sono un giudice per le indagini preliminari (GIP) ed un giudice dell’udienza preliminare (GUP). Il GIP ha il compito di intervenire nella fase delle indagini quando sia messa in discussione la libertà dell’indagato (ad esempio, il Gip valuta la richiesta di misura cautelare avanzata dal pm), mentre il GUP decide, valutando le prove raccolte dal pm, se procedere con il processo. In base al tipo di reato ed alla sua gravità la causa sarà rimessa alla Corte d’Assise o al Tribunale (in composizione monocratica o collegiale).

Nei processi amministrativi il giudice si occuperà di tutte quelle cause che coinvolgono una pubblica amministrazione o un ente pubblico e la sede dove si svolgono i processi si chiama TAR (Tribunale Amministrativo regionale).

Nei processi tributari i giudici decidono formando una commissione (commissione tributaria) e decidono su tutte quelle cause che riguardano le imposte e le tasse.

Quali sono i tipi di magistrati

Anche per la figura del magistrato ci sono due categorie che sono il magistrato togato ed il magistrato onorario:

  • il magistrato togato è un dipendente pubblico e svolge la sua attività dipendendo dallo Stato con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Può scegliere di ricoprire il ruolo del giudice o quello di Pubblico Ministero, ma per diventare magistrato dovrà vincere un pubblico concorso;
  • il magistrato onorario esercita la sua attività per periodi prestabiliti e viene nominato con specifiche procedure. Non riceve uno stipendio ma un’indennità per il lavoro svolto ed un esempio è proprio quello del giudice di pace.

Il magistrato togato, a sua volta, può:

  • svolgere funzioni amministrative nei TAR o come membro del Consiglio di Stato,
  • diventare giudice tributario nelle Commissioni Provinciali e Regionali,
  • prestare la sua attività come membro della Corte dei Conti.

Come si diventa magistrati ordinari

Se per diventare giudici bisogna essere per forza magistrati, la carriera di un giudice comincia proprio dalla scelta della facoltà di giurisprudenza. Infatti solo chi ha conseguito una laurea magistrale in una delle università italiane può accedere alla carriera togata: l’iter accademico è di 5 anni anche se, in precedenza, alcune riforme hanno previsto corsi di laurea 3+2 o 4+1. Per aspirare ad un posto come giudice nei tribunali è obbligatorio partecipare ad un concorso pubblico, indetto periodicamente dal Ministero della Giustizia.

La legge stabilisce [7] chi e quali sono i requisiti per diventare magistrato ordinario. Possono partecipare al concorso:

  • dirigenti dello Stato laureati in legge,
  • professori universitari di ruolo specializzati in materie giuridiche,
  • avvocati,
  • soggetti abilitati alla professione forense,
  • magistrati onorari,
  • dottori in legge che hanno frequentato anche una scuola di specializzazione per le professioni legali, un dottorato di ricerca nelle materie giuridiche o hanno svolto un tirocinio di diciotto mesi presso l’Avvocatura dello Stato.

Per essere giudici bisogna inoltre avere la cittadinanza italiana, godere dei diritti civili, non aver subito condanne e non essere stati dichiarati inidonei a non più di tre concorsi per diventare magistrato.

Come diventare giudice di pace

Se diventare magistrato togato può sembrare difficile, più semplice potrebbe essere la carriera del magistrato onorario. In effetti l’attività di giudice di pace non viene svolta in maniera professionale, anche se si richiedono specifici requisiti per ricoprire questa carica.
Oltre alla cittadinanza italiana, alla condotta irreprensibile ed all’esercizio dei diritti civili e politici il giudice di pace deve:

  • avere un’età compresa fra i ventisette ed i sessant’anni,
  • aver conseguito una laurea magistrale in giurisprudenza.

Per l’esercizio dell’attività nelle sedi della Provincia Autonoma di Trento e nella Regione della Valle d’Aosta è importante conoscere la lingua tedesca e quella francese, mentre costituiscono titoli di preferenza:

  • chi ha esercitato funzioni giuridiche anche come avvocato o notaio,
  • chi ha ricoperto il ruolo di docente di ruolo per l’insegnamento giuridico nelle università,
  • hi ha svolto un tirocinio presso l’ufficio del Giudice di Pace con esito positivo,
  • chi ha ricoperto il ruolo di funzionario presso le cancellerie e le segreterie giudiziarie con qualifica non inferiore a quella di direttore amministrativo,
  • chi ha svolto uno stage presso gli uffici giudiziari,
  • i dottori di ricerca nelle materie giuridiche,
  • i professori delle scuole superiori di secondo grado abilitati all’insegnamento delle materie giuridiche.

Divieti ed incompatibilità sussistono in particolari situazioni, come ad esempio non può esercitare le funzioni di giudice onorario un avvocato nel circondario del tribunale nel quale esercita la professione forense. Il legale può diventare giudice di pace, ma in una sede differente al fine di prevenire situazioni di conflitto di interesse con eventuali parti in causa.

Al Consiglio Superiore della Magistratura spetta il compito di deliberare l’individuazione dei posti da pubblicare, definendo le linee guida per la stesura del successivo bando ed i termini di presentazione delle domande.

note

[1] G. TRECCANI, Voce Giudice in Enciclopedia Italiana

[2] Art. 104 Cost.

[3] Art. 50 bis del c.p.c.

[4] Artt. 1, 2, 5, 6 del c.p.p.

[5] Artt. 1, 7,9 del c.p.c.

[6] Artt. 51 e 52 del c.p.c.

[7] Legge del 30 luglio 2007 n. 111

Autore immagine: 123rf com

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi