Google non può rifiutarsi di fornire i dati sui ricavi all’AgCom

Dai banchi della giustizia amministrativa italiana è emersa una peculiarissima figura: il colosso planetario Google, accusato di volersi sottrarre all’obbligo di comunicare al Garante per le Comunicazioni nazionale (AgCom) l’entità dei ricavi che fattura nel Bel paese. E il Tar del Lazio dà ragione al Garante, sentenziando che due società del gruppo (Google Ireland Limite e Google Italy S.r.l.) dovranno condividere le informazioni “contabili ed extracontabili”. Google Ireland Limited, ramo europeo della company americana, si è difesa asserendo di dover già sottostare alle norme irlandesi, dove ha la sede legale, e che pertanto non avrebbe potuto adeguarsi finanche alla normativa italiana. Ma il Tar non condivide la tesi, rilevando che il Garante chiede ogni anno l’entità dei ricavi dell’anno precedente al fine di svolgere un ruolo fondamentale: valutare la forza di aziende o editori rispetto alla totalità dei ricavi nel campo della comunicazione, per contrastare o prevenire le posizioni dominanti.Quindi, se fosse permesso a Google di celare i suoi dati contabili, si avrebbero conseguenze  negative di rilievo, come l’impenetrabilità del settore della raccolta pubblicitaria sul web. Pur concordando nella circostanza che le normative nazionali del 1996 e del 2005 (il Tusmar) non includono la pubblicità web tra i settori da monitorare, al contempo, secondo i giudici amministrativi, le relative norme risultano formulate quali “clausole aperte”. Discende che il Garante vanta il potere di includere nel suo ambito di controllo anche i settori che fino al 2005 non erano sviluppati, come la reclame sul web, ma che oggi, al contrario, risultano rilievantissimi.Gli stessi giudici hanno inoltre precisato che il Garante italiano chiede di conoscere unicamente i ricavi che Google ottiene in Italia. E’ stato infine osservato che il colosso ha sempre trasmesso al Garante i dati sui suoi ricavi italiani, coltivando il ricorso al Tar contro l’Agcom nella prospettiva di sottrarsi, in futuro, all’obbligo di comunicazione dei ricavi. Ma il Tar l’ha prontamente bocciata.(Altalex, 16 febbraio 2018)

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