Te la do io la e-democracy!

La chat bot sulla pagina Facebook del segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, tecnicamente sarebbe un “tool di e-participation”. La piattaforma e il blog del Movimento 5 Stelle è un “tool di decision making non vincolante”, nel senso che non è in rapporto di causa effetto diretto a livello nazionale (come l’e-voting a livello nazionale) ma ovviamente è vincolante al suo interno.Poi ci sono i siti delle amministrazioni pubbliche, piattaforme di erogazione di servizi, gli Urp digitali, i social dei politici, le app dei Comuni, il crowdfunding delle idee: un mondo digitale che smista richieste, organizza servizi e crea opinioni nel rapporto tra cittadini e potere pubblico. Virtuali? Tutt’altro.Il digitale sta cambiando anche la fisionomia del potere pubblico, i meccanismi di relazione e rappresentanza politica dei cittadini e anche la erogazione di servizi pubblici.Si tratta di un “work in progress”; ancora è impossibile capirne esattamente pregi e difetti. Se pensiamo al “caso” italiano dei 5Stelle, chi è “dentro” (nel senso che è iscritto alla piattaforma e partecipa alle attività politiche di promozione di idee, primarie, controllo dei parlamentari eletti) ne elogia (in massima parte, diciamo) l’aspetto fortemente improntato ad una democrazia egualitaria; il Garante privacy però ne ha denunciato l’inadeguatezza nella tutela della privacy e della data protection dei suoi iscritti; gli oppositori politici ne denunciano la mancanza di trasparenza e le decisioni etero dirette. Cosa si intende per E-democracy. In linea generale possiamo dire, basandoci sull’approfondito studio del Parlamento europeo, che si tratta di forme di partecipazione dei cittadini alla formulazione di decisioni politiche, includendo sia meccanismi formali istituzionali, sia sistemi informali di engagement civico, che avviene attraverso meccanismi, piattaforme, tools digitali. Nonostante le differenze nel coinvolgimento delle persone, un tratto comune dei sistemi di e-democracy risiede nella necessità di contemperare il design delle piattaforme digitali con la inclusività, che si sottrae a una misurazione sulle capacità tecnologiche dei cittadini.Nel senso che deve essere per data anche approcciando al design della piattaforma e/o tool.Ed è proprio l’inclusività (o meglio la necessaria inclusività) che chiama in causa il diritto di uguaglianza. E allora la domanda è : come potrà declinarsi in digitale?
Riordinando la letteratura più recente, ma anche basandosi sulla realtà già esistente, gli strumenti digitali attraverso cui può esercitarsi la e-democracy si dividono in cinque categorie, più una che è pervasiva ed a monte. 
a) E-consultation. Strumenti di coinvolgimento dei cittadini in vista della assunzione di decisioni pubbliche. Più il processo è trasparente, più i cittadini ricevono feed back precisi sui risultati conseguiti più il sistema è democratico. Ma non sempre questo è garantito.

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