Il reato di autocalunnia

Cos’è l’autocalunnia? Qual è la differenza con la calunnia? Cosa succede a chi si accusa falsamente di un reato? Qual è il bene giuridico tutelato?

«La calunnia è un venticello…»: così comincia una nota aria de Il barbiere di Siviglia di Rossini. La calunnia è come una leggera brezza che, pian piano, prende forza fino diventare un’inarrestabile tempesta: si comincia sussurrando qualcosa all’orecchio di poche persone e si finisce per mettere in guai seri la persona vittima delle accuse. La calunnia, infatti, consiste proprio in questo: nell’accusare falsamente una persona di un reato che si sa non aver commesso. Spesso viene confusa con la diffamazione, ma in realtà si tratta di delitti ben distinti: la diffamazione comporta la sola lesione della reputazione e dell’onore altrui, mentre la calunnia consiste nella falsa attribuzione di un reato. Anche in quest’ultimo caso, sia chiaro, il decoro di una persona viene messo in discussione, ma attraverso un’accusa ben più grave di quella che, normalmente, è sufficiente a diffamare una persona. Così, ad esempio, se viene diffusa la voce secondo cui Tizio tradisce la moglie Caia, allora potrà aversi diffamazione; al contrario, se Tizio è incolpato di un crimine che non ha commesso, e chi lo accusa è ben consapevole della sua innocenza, si avrà calunnia. Diffamazione e calunnia divergono anche per il diverso bene giuridico tutelato: la prima protegge l’onore di una persona, intesa nella duplice accezione di reputazione che egli ha di se stesso e che la società ha di lui; la seconda, invece, difende l’amministrazione della giustizia. Sapevi che esiste anche il reato di autocalunnia? Ebbene sì: può sembrar strano, ma anche il semplice accusarsi di un reato al quale si è estranei costituisce una condotta penalmente perseguibile. Perché? La risposta è semplice: come abbiamo appena detto, la calunnia tutela il bene giuridico dell’amministrazione della giustizia. In altre parole, chi accusa un’altra persona sicuramente crea un danno a quest’ultima, ma anche alla giustizia italiana, la quale rischia di intraprendere un lungo e costoso procedimento contro una persona innocente. Lo stesso dicasi per l’autocalunnia: si tratta pur sempre di un inganno alla giustizia, come tale punibile penalmente. Se questo argomento ti interessa, ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme tutto quello che c’è da sapere sul reato di autocalunnia.

Autocalunnia: cos’è?

Secondo la legge, il reato di autocalunnia consiste nel fatto di chi, mediante dichiarazione all’autorità giudiziaria o ad un’altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, anche se fatta con scritto anonimo o sotto falso nome, ovvero mediante confessione innanzi all’autorità giudiziaria, incolpa se stesso di un reato che egli sa non avvenuto, o di un reato commesso da altri, è punito con la reclusione da uno a tre anni [1].

In pratica, l’autocalunnia è la calunnia rivolta verso se stesso: anziché incolpare falsamente di un reato qualcun altro, l’autore accusa se stesso di un crimine che non ha commesso o che, addirittura, non si è mai verificato.

Autocalunnia: bene giuridico tutelato

Come la calunnia [2], anche l’autocalunnia è un reato di pericolo, nel senso che non è necessario, per incorrere in questo delitto, che l’autocalunniato venga effettivamente indagato o processato, essendo sufficiente il semplice rischio che ciò avvenga. Da ciò si evince che il bene giuridico tutelato sia l’interesse al corretto funzionamento della giustizia, funzionamento messo in pericolo anche solo potenzialmente dalla falsa accusa.

Come anticipato, quindi, il reato di autocalunnia tutela l’amministrazione della giustizia, preservandola da inutili sviamenti: chi accusa falsamente se stesso, infatti, in qualche modo imbroglia la giustizia, ingannandola ed, eventualmente, distogliendola dal perseguire il reale autore del fatto criminoso. Classico esempio è quello del genitore che, pur di salvarlo, incolpa se stesso del reato commesso dal figlio. Per quanto l’intento possa essere nobile, la legge ritiene che si tratti comunque di un artificioso sviamento delle indagini e, pertanto, di un comportamento punibile penalmente.

Autocalunnia: condotta punibile

L’autocalunnia è un reato comune, nel senso che può essere commesso da chiunque, a prescindere dalla sua qualifica o dalla professione svolta. In altre parole, il reato di autocalunnia può essere integrato da qualsiasi individuo, a differenza dei reati cosiddetti propri, che possono essere realizzati solamente da determinate persone (ad esempio, di peculato può macchiarsi solamente il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio).

Per quanto concerne la condotta concretamente punibile, come detto l’autocalunnia consiste nell’autoaccusarsi davanti alle autorità competenti, dovendosi intendere per esse non solo l’autorità giudiziaria vera e propria (cioè, la procura della Repubblica), ma anche tutte le forze dell’ordine che hanno l’obbligo giuridico di riferire ad essa le notizie di reato di cui sono venute a conoscenza (carabinieri, polizia, guardia di finanza, ecc.).

Per potersi autodenunciare, la norma non richiede un atto formale: a differenza del reato di calunnia, ove si richiede esplicitamente che la falsa accusa sia mossa attraverso denuncia, querela, richiesta o istanza (anche se anonima o sotto falso nome), nel caso di autocalunnia si fa un generico riferimento ad una “dichiarazione” alle autorità competenti, aggiungendo altresì anche la confessione innanzi all’autorità giudiziaria. In pratica, quindi, per commettere autocalunnia basta semplicemente presentarsi alle forze dell’ordine e incolparsi di un reato, oppure presentare uno scritto privo di formalità, oppure ancora confessare davanti al giudice. Al di là delle speculazioni teoriche, è difficile immaginare che una persona possa autoaccusarsi in modo diverso da come possa falsamente accusare un altro: di conseguenza, la condotta più frequente è quella di chi sporge denuncia contro di sé oppure di chi confessi un crimine davanti ai carabinieri o alla polizia.

Oggetto dell’autoaccusa è un fatto costituente reato che è stato commesso da altri oppure che non si è mai realizzato. Come vedremo nel paragrafo successivo, ciò che è importante è che l’autore dell’autocalunnia sia ben consapevole del fatto che egli è innocente: in caso contrario, verrebbe meno l’elemento psicologico e, di conseguenza, l’intero reato.

Autocalunnia: elemento soggettivo

Ogni reato che si rispetti è composto da un elemento oggettivo e da uno soggettivo: il primo è riferibile alla condotta concretamente punibile (analizzata nel paragrafo precedente), mentre il secondo al requisito psicologico, cioè alla volontà del reo di commettere il crimine. Nel caso del reato di autocalunnia, l’elemento soggettivo consiste nel dolo generico, cioè nella consapevolezza di accusarsi di un reato di cui non si è responsabili perché in realtà commesso da altri o, addirittura, mai realizzato. Se mancasse questa consapevolezza, cioè se mancasse la certezza della propria innocenza, l’intero reato di autocalunnia non sarebbe configurabile. Facciamo un esempio. Tizio si trova in un bosco con alcuni amici per una giornata di caccia. Sente un fruscio dietro ad un cespuglio e, convinto di aver visto la sagoma di un animale, fa fuoco con il suo fucile. Recatosi sul posto, si accorge che uno dei suoi amici è a terra, ferito da un proiettile. Sicuro di essere stato il colpevole, dopo aver prestato soccorso si reca alle autorità e si autodenuncia per il fatto (lesioni colpose). Tuttavia, Tizio non sa che in realtà il suo colpo è andato a vuoto e che ad aver realmente sparato al suo amico non è stato lui, ma Caio che, ugualmente, aveva scambiato la povera vittima per un animale. In questa (fantasiosa) ipotesi, l’autoaccusa di Tizio è stata fatta in buona fede e pertanto, pur essendo idonea a sviare le indagini, non integra il reato di autocalunnia perché non sorretta dalla consapevolezza di essere innocente: quando Tizio si è presentato alle forze dell’ordine, infatti, credeva di essere colpevole.

Autocalunnia: procedibilità e competenza

Poiché il reato di autocalunnia tutela un interesse superindividuale (cioè pubblico), esso è procedibile d’ufficio: ciò vuol dire che chiunque può segnalare alle autorità la condotta colpevole dell’autocalunniato, il quale verrà processato per il suo delitto davanti al tribunale in composizione monocratica.

Autocalunnia: concorso di persone nel reato

Il reato di autocalunnia, come detto più volte, consiste nell’incolparsi di un reato che non si è commesso. Il più delle volte, però, accade che tale determinazione (cioè, la volontà di accusarsi) maturi a seguito del consiglio o addirittura dell’istigazione di altre persone. Facciamo un esempio. Il giovane Tizio investe un pedone e poi fugge via. I genitori, pur di aiutarlo, decidono di mentire e, di comune accordo, il padre si assume la responsabilità dell’accaduto: va alla polizia e dice che era alla guida al momento dell’incidente. Orbene, nel caso appena prospettato, se è certo che il padre di Tizio risponderà di autocalunnia, quale sarà la sorte della madre, la quale ha suggerito e acconsentito che il marito si accollasse la responsabilità? Ebbene, in tutti i casi come quello appena esemplificato, quando c’è l’accordo tra più persone affinché una di esse si accusi falsamente davanti alle autorità, scatta anche per le altre il delitto di concorso nel reato di autocalunnia.

Esaminiamo ora un’ipotesi leggermente diversa: riprendendo l’esempio appena fatto, supponiamo che la madre di Tizio, senza nulla dire, vada a denunciare il marito per l’incidente occorso. Questi, contattato dalle autorità, pur non essendosi accordato precedentemente con la moglie, per salvare il figlio decide di non dire la verità e di accettare la falsa accusa. Cosa accade in questa circostanza? Ebbene, succede che, in assenza di accordo con il falso accusato, la madre di Tizio risponderà del più grave delitto di calunnia, mentre il padre di autocalunnia.

Autocalunnia: concorso con altri reati

Detto del concorso di persone nel reato di autocalunnia, vediamo quali sono i rapporti tra questo delitto ed altri simili. Innanzitutto, bisogna dire che se l’autocalunniatore incolpi altri soggetti oltre se stesso, si configura il solo reato di calunnia il quale, essendo più grave dell’autocalunnia, assorbe anche quest’ultima.

Invece, nel caso in cui una persona si incolpi falsamente di un reato al fine di aiutare altri ad eludere le investigazioni dell’autorità, sorge il problema di capire se sussista concorso tra il reato di autocalunnia e quello di favoreggiamento personale. Secondo la tesi prevalente, si integra il solo delitto di autocalunnia, in quanto fattispecie più specifica rispetto al generico favoreggiamento personale, oppure perché ipotesi criminosa punita in maniera più severa.

note

[1] Art. 369 cod. pen.

[2] Art. 368 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com

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