Incidente domestico durante i lavori in casa: risarcimento

Lavori in casa, ristrutturazione, manutenzione, pitturazione: se un operaio si fa male chi paga i danni? Le ipotesi di responsabilità penale del committente per le lesioni colpose e il risarcimento del danno.

Chi affida dei lavori in casa, anche di modesta entità, a una ditta edile corre il rischio di dover pagare i danni agli operai che si fanno male. Non sempre, ma di sicuro quando non ha adottato alcune cautele minime richieste dalla legge e dalla giurisprudenza della Cassazione. Proprio quest’ultima si è di recente espressa su un caso di incidente domestico durante i lavori in casa, con risarcimento a carico del proprietario dell’immobile. La sentenza [1], di qualche giorno fa, ci offre l’occasione per chiarire quali sono gli obblighi del committente (colui cioè che delega le opere edili all’interno della sua proprietà) per esonerarsi da qualsiasi colpa nel caso si verifichi un infortunio. E si badi: la responsabilità non è limitata solo ai lavori di grande portata (i cosiddetti cantieri) ma anche alle normali ristrutturazioni e pitturazioni. La casistica conosce numerosi esempi tratti dalla vita quotidiana. Immagina un operaio che cade da una scala mentre sta montando un soppalco in cartongesso o sta dando una passata di intonaco ad una parete rovinata; o quello che prende la corrente e resta fulminato mentre aggiusta un filo della luce o ripara lo scaldabagno. Inutile dire: «Io non c’ero e non c’entro nulla» perché il padrone di casa ha una duplice responsabilità: la prima – di tipo oggettivo – come custode dei beni che si trovano all’interno del proprio immobile; la seconda come committente delle opere per gli infortuni sul lavoro.

Peraltro, nel caso di infortunio durante i lavori in casa, la responsabilità non è solo di tipo penale, per le lesioni colpose provocate al tecnico o al suo operaio, ma anche di tipo civile ossia legata al risarcimento. Risarcimento che, anche per un semplice arto rotto, può ammontare a diverse migliaia di euro: quel tanto che basta per vedersi pignorare l’appartamento. 

Ecco perché è bene conoscere qual è l’indirizzo della Cassazione che segna i limiti della responsabilità del proprietario e del relativo indennizzo per l’incidente domestico durante i lavori in casa.

Lavori in casa: chi risponde degli infortuni sul lavoro?

Nel caso di lavori edili, anche di modesta entità, a rispondere degli eventuali infortuni è il “responsabile dei lavori”, una figura che di solito corrisponde con l’architetto, l’ingegnere o il progettista cui siano stati delegati gli interventi di manutenzione o ristrutturazione. Quando il proprietario dell’immobile si affida a un tecnico del settore, è questi che gestisce gli operai (di solito di propria fiducia) e ne controlla l’operato. Lo stesso diventa anche “parafulmine” per gli eventuali incidenti e su di lui ricadono le conseguenze di tipo penale e civile.

Ma non sempre chi vuol avviare dei piccoli interventi edili si vale della mediazione degli esperti. Molto più spesso si chiama un operaio, un imbianchino, un falegname, un elettricista, un idraulico o una ditta specializzata affinché provvedano all’esecuzione dell’opera concordata in partenza e in modo verbale. Del resto che ragione ci sarebbe di chiamare un architetto per eseguire una pitturazione o il montaggio di un impianto di riscaldamento? 

In tal caso, però, è l’appaltatore – ossia il proprietario dell’immobile – il responsabile degli infortuni sul lavoro e su di lui ricadono le conseguenze per eventuali incidenti. Per cui un committente che si definisca “non professionale”, come quello che appalta lavori di tipo domestico, in assenza della redazione di un documento di valutazione dei rischi o della nomina di un responsabile dei lavori, cui sia conferito anche il compito di realizzare la sicurezza prima della realizzazione delle opere, ha l’obbligo di mettere l’appaltatore nella condizione di operare in sicurezza. Tanto per esempio, egli deve: predisporre un piano di valutazione dei rischi; proteggere gli operai dal rischio di eventuali cadute; vigilare sullo stato di fatto esistente in cantiere; informare le maestranze presenti sui luoghi di eventuali rischi. Si tratta di obblighi che non ricadono solo sul datore di lavoro ma anche sul committente; questi non può dirsi esente per il fatto che il lavoro commissionato attenga ad una realtà lavorativa di natura “domestica”. Il proprietario di casa deve garantire chi vi opera all’interno da eventuali infortuni sul lavoro salvo abbia designato un responsabile dei lavori.

Responsabilità del committente se non c’è un responsabile dei lavori

Da qui l’affermazione secondo cui sul committente incombe l’obbligo non solo di segnalare i pericoli, ma anche quello di provvedere alla loro eliminazione prima dell’inizio dell’attività, così da consentire a colui al quale siano affidati i lavori di assumere, quale datore di lavoro, i rischi propri delle lavorazioni e non anche quelli derivanti dalla conformazione dei luoghi. Ne deriva anche che solo nell’ipotesi in cui l’oggetto dell’incarico includa la messa in sicurezza dei luoghi sui quali insisterà il cantiere, è possibile per il committente essere esente da responsabilità. 

note

[1] Cass. sent. n. 40922/2018.

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