Pensione quota 100

Pensione anticipata per chi raggiunge la quota 100: come funziona, chi ne ha diritto, quali requisiti, che cosa succede nel 2019.

Per pensione quota 100 si intende una pensione anticipata che il cittadino può raggiungere quando la somma dell’età e degli anni di contributi accreditati è almeno pari a 100. Ad oggi, la pensione quota 100 non è ancora operativa, ma dovrebbe entrare in vigore dal 2019, in quanto l’intervento dovrebbe essere previsto all’interno della prossima legge di bilancio. Non c’è, però, una sola proposta che riguarda la quota 100, ma le ipotesi sono molto numerose, e sono finalizzate a rendere questa nuova possibilità di pensionamento compatibile con i limitati fondi disponibili. La maggior parte delle proposte prevede, oltre al requisito della quota almeno pari a 100, requisiti di età e di contribuzione minimi; altre proposte prevedono che questo trattamento possa essere raggiunto soltanto da limitate categorie di lavoratori, come gli esuberi. In ogni caso, la quota 100 non è vantaggiosa per tutti: conviene sicuramente a chi vanta diversi anni di contributi, mentre non è risolutiva per chi di anni di contribuzione ne possiede pochi: affiancherebbe, in ogni caso, la pensione di vecchiaia, quindi per coloro che possiedono, ad esempio, 20 anni di contributi, non ci sarebbe alcun rischio di doversi pensionare ad 80 anni (in quanto per arrivare alla quota 100 con 20 anni di contributi sarebbe necessario un minimo di 80 anni di età). Chi possiede molti anni di contributi potrebbe invece continuare a beneficiare della pensione anticipata, che al 2020 dovrebbe poter essere maturata, in base a quanto reso noto sinora, con 41 anni e 6 mesi di contributi (ad oggi si può raggiungere con 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, dal 2019 il requisito aumenta di 5 mesi). Ma procediamo per ordine e vediamo nel dettaglio come funziona la pensione quota 100.

Quando si raggiunge la quota 100?

La pensione quota 100 si raggiunge quando la quota dell’interessato è pari o superiore a 100. La quota è il risultato della somma dell’età pensionabile del lavoratore e degli anni di contributi posseduti: non si tratta di una novità assoluta, in quanto, prima che entrasse in vigore la legge Fornero, era possibile ottenere la pensione di anzianità (ora abolita e sostituita dalla pensione anticipata) con le quote.

Ad oggi sopravvivono alcune tipologie di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto.

Come si calcola la quota?

Quando l’età o le annualità di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

  • ad esempio, se il lavoratore raggiunge 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota deve indicare 63,5;
  • può ottenere la pensione quota 100 se possiede almeno 36 anni e 6 mesi di contributi (perché 100-63,5= 36,5, ossia 36 anni e 6 mesi).

Tuttavia, in base alle proposte più recenti, per pensionarsi con la quota 100 dovrebbe essere stabilita un’età minima e un requisito contributivo minimo.

Quali sono l’età e gli anni di contributi minimi per la quota 100?

La pensione di anzianità, per ottenere il trattamento con le quote, imponeva anche il rispetto di un’età minima e di un minimo di anni di contribuzione. Questo “sbarramento” esiste ancora per le pensioni di anzianità attualmente vigenti: ad esempio, per quanto riguarda la pensione degli addetti ai lavori usuranti è richiesto il rispetto della quota 97,6, con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e di 35 anni di contributi.

La pensione anticipata quota 100 è, allo stato attuale, una semplice proposta, e non è stata dunque definita un’età minima, né un minimo di annualità di contribuzione richiesto: la maggior parte delle ipotesi effettuate sinora parla però di un’età minima di 62 anni, quindi di una contribuzione minima pari a 38 anni. In buona sostanza, anche se si raggiunge la quota 100, non ci si potrà pensionare se l’età non sarà almeno pari a 62 anni.

Altre proposte invece fissano l’età minima a 64 anni e la contribuzione minima a 36 anni.

L’ultima ipotesi attualmente allo studio prevede un’età minima di 62 anni e un requisito contributivo minimo pari a 37 anni, che la Lega vorrebbe abbassare a 36.

Si tratta comunque di proposte, e bisognerà verificare, a questo proposito, che cosa si stabilirà nella legge di bilancio 2019.

Quota 100 selettiva per gli esuberi

Un’altra recente proposta, in merito alla quota 100, prevede invece l’accesso alla pensione senza limiti minimi di età e anzianità contributiva, ma riservato soltanto a determinate categorie di lavoratori: si tratta della cosiddetta quota 100 per gli esuberi. La misura sarebbe dedicata, prioritariamente, ai lavoratori in esubero, per la precisione ai dipendenti più anziani che rischiano il licenziamento per riduzione del personale, o che sono già stati licenziati.

In base a quanto reso noto sinora, la quota 100 per gli esuberi si affiancherebbe alla quota 100 con limiti di età e contribuzione, e sarebbe sostenuta da appositi fondi di solidarietà.

Il prepensionamento dei lavoratori in esubero con quota 100 consentirebbe un anticipo massimo dell’uscita dal lavoro pari a 5 anni.

I fondi che sosterrebbero gli interventi potrebbero essere sia quelli già attivi in diversi settori, come il fondo credito, assicurazioni, trasporto pubblico o il fondo Tris del settore chimico-farmaceutico, sia dei nuovi fondi specifici; potrebbe essere ad esempio destinato all’intervento Fondimpresa, che attualmente finanzia la formazione continua.

Su questi fondi dovrebbero confluire in parte i contributi previdenziali volontari delle aziende, ed in parte delle risorse pubbliche. In cambio dei contributi, i datori di lavoro beneficerebbero di incentivi fiscali.

Gran parte del costo per la quota 100 degli esuberi sarebbe dunque finanziato dalle aziende, che comunque dovrebbero sostenere oneri più leggeri rispetto a quelli previsti per gli attuali prepensionamenti, come l’assegno straordinario e l’isopensione. Probabilmente la convenienza della quota 100 risulterebbe maggiore anche rispetto all’Ape aziendale, l’anticipo pensionistico volontario pagato dalle aziende.

Non ci saranno, ad ogni modo, penalità per i lavoratori: quanto eventualmente perso, in termini di assegno mensile, a causa dell’uscita dal lavoro prima della maturazione della pensione di vecchiaia dovrebbe essere recuperato grazie a versamenti aggiuntivi dell’azienda, che accrediterebbero, in questo modo, i contributi dovuti sino all’età pensionabile.

Quota 100 per tutti

Recentemente, il ministro Salvini ha rassicurato i lavoratori, affermando che la quota 100 sarà per tutti, e non limitata a specifiche categorie di lavoratori.

In base alle ipotesi attualmente allo studio, sembrerebbe che la quota 100 per tutti sia limitata a coloro che possiedono un’età minima di 62 anni e una contribuzione minima di 36 o 37 anni. La quota 100 per tutti dovrebbe poi essere affiancata dalla quota 100 per gli esuberi, quest’ultima senza limiti di età o contribuzione.

A causa delle risorse insufficienti, per la quota 100 aperta alla generalità dei lavoratori potrebbe essere stabilito il ricalcolo integralmente contributivo della prestazione, per disincentivare le domande di pensione.

La pensione quota 100 è adeguata alla speranza di vita?

Essendo ancora allo stato di proposta, non è chiaro se la pensione anticipata quota 100 sarà, qualora diventi operativa, soggetta agli adeguamenti alla speranza di vita. Le parti che vorrebbero introdurre questa tipologia di pensione, ad ogni modo, hanno ideato la proposta come alternativa alla legge Fornero e ai continui incrementi dei requisiti per la pensione, pertanto assoggettare i requisiti utili al trattamento alla speranza di vita apparirebbe come un controsenso.

Certamente non si possono ignorare le problematiche legate alla sostenibilità di questo tipo di pensione flessibile: per questo, è stato ipotizzato il legame alla speranza di vita dei soli requisiti di età minimi.

La pensione quota 100 conviene più dell’attuale pensione anticipata?

La pensione quota 100, nella generalità dei casi, dal punto di vista dei requisiti richiesti appare più conveniente della pensione anticipata, per la quale attualmente sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

La convenienza sarebbe maggiore nel caso in cui non siano stabiliti un’età minima ed un requisito contributivo minimo: basti pensare che chi ha 60 anni, con la quota 100 potrebbe pensionarsi con soli 40 anni di contributi, chi ne ha 61 con 39 anni, e così via. Certamente, per valutare la convenienza si dovrebbero valutare anche gli ipotetici sbarramenti, ossia l’eventuale età minima e la annualità di contribuzione minime.

Se, poi, la quota 100 non sarà assoggettata agli adeguamenti legati alla speranza di vita, la convenienza sarà ancora maggiore: basti pensare che dal 2019, proprio a causa degli adeguamenti, la pensione anticipata si dovrà raggiungere con un minimo di 43 anni e 3 mesi di contribuzione per gli uomini e di 42 anni e 3 mesi per le donne.

Con la pensione quota 100 ci sono penalizzazioni sull’assegno?

Per arginare il grande numero di lavoratori che potrebbero pensionarsi con la quota 100 e rendere sostenibile questa nuova possibilità, è stato ipotizzato sia il ricalcolo contributivo delle annualità di pensione dal 1996 in poi (in pratica, il calcolo misto anche per chi avrebbe diritto al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011), sia il ricalcolo contributivo integrale.

Il sistema di calcolo contributivo risulta penalizzante, nella maggioranza dei casi, in quanto a differenza del calcolo retributivo non si basa sugli ultimi redditi o stipendi (di solito i migliori nell’arco della vita lavorativa), ma sui contributi versati. Inoltre, le rivalutazioni dei contributi sono più basse rispetto a quelle applicate ai redditi nel calcolo retributivo.

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione.

Le penalizzazioni sulla pensione col ricalcolo contributivo o misto non dovrebbero essere applicate agli esuberi.

Quali sono le altre proposte per la pensione?

Oltre alla quota 100, sono state ipotizzate altre tipologie di pensioni agevolate; quelle di cui si parla più spesso sono:

  • la pensione quota 41 e 6 mesi (il termine quota qui è usato impropriamente, in quanto indica solo gli anni di contributi): questa pensione attualmente esiste già, ma è riservata ai soli lavoratori precoci appartenenti a determinate categorie tutelate, che la possono raggiungere con 41 anni di contributi; dovrebbe essere estesa in futuro almeno a tutti lavoratori appartenenti alle categorie svantaggiate;
  • la pensione quota 42: si tratta di una riformulazione della quota 41, per la quale sono previsti 42 anni di contributi, che dovrebbe partire dal 2020 e coinvolgere tutti i lavoratori;
  • la nuova opzione donna, una pensione anticipata dedicata alle lavoratrici che abbiano raggiunto un minimo di 63 anni di età e 35 anni di contributi; altre proposte parlano di una semplice proroga dell’opzione donna, con la possibilità, per le lavoratrici, di pensionarsi a 57 o 58 anni di età e 35 anni di contributi;
  • la nona salvaguardia, che darebbe la possibilità, ai cosiddetti lavoratori salvaguardati, di pensionarsi con le regole precedenti alla Legge Fornero.

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